Decreto Rilancio: le misure per l’economia reale.

Analisi
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21.05.2020

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Il DL Rilancio pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio mette in campo EUR 55Mld (155 se si tiene conto di tutti gli impegni assunti in attività finanziarie, come le garanzie sui prestiti), che si aggiungono ai 25 miliardi previsti nel CuraItalia dello scorso marzo e al pacchetto di garanzie pubbliche previste dal DL Liquidità.

Le misure per le PMI e le grandi imprese

Il sostegno pubblico alle imprese si articola secondo uno schema su differenti livelli, in base al fatturato. L’obiettivo è quello di supportare e rafforzare tutti coloro che hanno subito forti perdite a causa dell’emergenza Coronavirus. A monte, tra gli altri:

  • un anticipo di EUR 12Mld a favore di ASL, enti locali, Regioni e Province autonome per il pagamento dei debiti commerciali.
  • EUR 4Mld per la cancellazione del saldo 2019 e l’acconto 2020 dell’Irap di giugno e luglio (restano tuttavia escluse le imprese con fatturato annuo superiore a EUR 250M).
  • EUR 600M milioni l’azzeramento degli oneri di sistema delle bollette elettriche 2020 per le utenze non domestiche in bassa tensione.

Piccole imprese

Per le imprese con fatturato fino a EUR 5M che abbiano subito nei mesi di marzo e aprile 2020 un calo dei ricavi pari o superiore al 33% rispetto allo stesso periodo del 2019 sono previsti EUR 10Mld di contributi a fondo perduto accreditati dall’Agenzia delle Entrate. I contributi saranno parametrati alla dimensione d’impresa:

  • Minimo EUR 2.000 per le società e EUR 1.000 per le ditte individuali.
  • 20% per le imprese con fatturato fino a EUR 400k.
  • 15% per le imprese con fatturato tra EUR 400k e EUR 1M.
  • 10% per le imprese con fatturato tra EUR 1M e EUR 5M.

Medie imprese

Per le imprese con fatturato da EUR 5M a EUR 50M (anch’esse con una perdita di fatturato almeno pari al 33% del valore 2019) sono previste misure di rafforzamento patrimoniale, innanzitutto attraverso lo schema del “pari passu”, ovvero affiancamento pubblico su aumenti di capitale non inferiori a EUR 250k, deliberati entro fine anno. Nello specifico, ad investire sarà un “Fondo Patrimonio PMI” gestito da Invitalia, che potrà sottoscrivere titoli di debito di nuova emissione in misura pari al minore tra tre volte l’aumento di capitale e il 12,5% dei ricavi 2019.

Per incentivare la raccolta di capitali privati è previsto quindi uno sconto fiscale su Irpef o Ires, in 3 anni, pari al 20% della somma investita a titolo di aumento di capitale, per un investimento massimo pari a EUR 2M, mentre alle società viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale, fino a un massimo di EUR 800k.

Stanziati, inoltre, ulteriori EUR 4Mld per il Fondo di Garanzia PMI, che si aggiungono a quanto già previsto nei decreti Cura Italia e Liquidità per arrivare un totale di circa EUR 7Mld.

Grandi imprese

Per quanto riguarda le imprese con fatturato superiore a EUR 50M la gestione degli aiuti spetta invece a CDP, tramite un patrimonio destinato denominato “Patrimonio Rilancio”, separato dalla Cassa, che interverrà in via preferenziale tramite sottoscrizione di prestiti obbligazionari convertibili, partecipazione ad aumenti di capitale e acquisto di azioni sul mercato secondario in caso di operazioni strategiche. Possibili anche interventi relativi a operazioni di ristrutturazione di società che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, abbiano adeguate prospettive di redditività.

Gli interventi dovranno avvenire a condizioni di mercato, e al momento è prevista una durata di 12 anni, e una dotazione di EUR 44Mld (via titoli di Stato).

Focus startup, PMI innovative e Venture Capital

Anche per quanto riguarda startup e PMI innovative (SPI), più che finanziare direttamente le imprese, a cui comunque si offre un paracadute in termini di slittamenti fiscali o contributi, si punta a far sì che possano essere ricapitalizzate a condizioni vantaggiose. Le misure, che di riflesso vanno a supportare la crescita del Venture Capital, prevedono:

  • EUR 200M aggiuntivi per il Fondo di sostegno al Venture Capital (istituito dalla legge 145/2018).
  • EUR 100M aggiuntivi per il rifinanziamento del credito agevolato già concesso nell’ambito della misura “Smart&Start Italia” di Invitalia (a beneficio delle sole startup).
  • EUR 10M di contributi a fondo perduto (anche questi a beneficio delle sole startup) per l’acquisizione dei servizi di incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels e altri soggetti pubblici o privati operanti per lo sviluppo di imprese innovative.
  • Detrazione fiscale del 50% per le persone fisiche che investono in SPI o in fondi che investono prevalentemente in SPI, per massimo EUR 100k all’anno e 3 anni di detenzione minima dell’investimento.

Parlando di R&S in senso più ampio, il MISE ha inoltre istituito un fondo speciale con dotazione iniziale di EUR 4M, denominato "First Playable Fund", per lo sviluppo dell’industria dell’intrattenimento digitale. Nel concreto si parla di contributi a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, di importo compreso tra EUR 10.000 e EUR 200.000 a prototipo.

Un secondo fondo di nuova costituzione è il Fondo per il trasferimento tecnologico, con una dotazione di EUR 500M e gestito dalla neonata Fondazione Enea Tech. L'obiettivo è favorire il partenariato pubblico-privato, supportando ricerca applicata, consulenza tecnico-scientifica e formazione.

I nuovi PIR

In sintonia con la proposta Assogestioni, l’articolo 136 del decreto modifica la disciplina sui PIR a vantaggio delle imprese di minori dimensioni, dando la possibilità agli investitori di costituire un secondo PIR “alternativo” con vincoli di investimento più specifici

  • Per 2/3 dell’anno almeno il 70% investito, in via diretta o indiretta, in strumenti finanziari (anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione) di imprese italiane non appartenenti agli indici Ftse Mib e Mid Cap, nonché in prestiti erogati a queste stesse imprese o in loro crediti.
  • Gli investimenti possono essere effettuati, oltre che tramite OICR aperti e contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, anche tramite FIA, quali, Eltif, fondi di PE, fondi di private debt e fondi di credito.
  • Fino a EUR 150k annui per un totale di EUR 1,5M (limite che non si applica a fondi pensione e Casse).
  • Vincolo di concentrazione elevato al 20% (resta al al 10% quello sui Pir tradizionali).

Anche fonti di finanziamento alternative al credito bancario (prestiti a crediti) e non solo capitale di rischio, dunque, e anche Eltif - vengono dunque abrogati gli incentivi fiscali specifici previsti per questi ultimi dal DL 34/2019.

Cosa andrebbe fatto ancora

Queste misure sono utili, ma non sufficienti. Occorre un segnale più forte, occorre un sostegno concreto all’ecosistema imprenditoriale del nostro Paese che punti ad una ripartenza basata sull’innovazione. Bene ad esempio l’aumento delle agevolazioni fiscali per gli investimenti in SPI, anche se il limite di EUR 100.000 all’anno poco si sposa con l’attività dei business angel. Manca inoltre un qualsiasi riferimento al credito di imposta sugli investimenti in R&S di SPI, che fino all’anno scorso era pari al 50% delle spese addizionali rispetto alla media 2012-14, e che da gennaio era passato al 6% delle spese totali.

Più innovazione dunque, e più liquidità per le imprese. Ad esempio, estendendo alle piattaforme fintech le misure previste dal DL Liquidità per gli intermediari tradizionali, per attivare investimenti da parte degli investitori istituzionali, che per finanziare necessitano delle medesime garanzie concesse al sistema bancario. Sul piatto di sono più di EUR 3.000Mld di risparmio professionalmente gestito, dal 5 al 15% veicolabile su economia reale. Ovvero, quasi EUR 500Mld.