Che cosa si intende per Economia Reale?

Analisi
6 minuti
16.12.2021
Share

Nel corso degli ultimi anni è andata delineandosi in maniera via via più netta la distinzione tra economia reale ed economia finanziaria, specie in relazione alla pandemia Covid-19. Da un lato, le imprese dell’economia reale stanno ancora subendo gli effetti negativi derivanti dalle misure restrittive imposte per contenere la diffusione del virus. Dall’altro, i mercati finanziari si sono ripresi velocemente dopo il crollo di marzo 2020 e la loro capitalizzazione totale sta oggi raggiungendo livelli mai visti prima nella storia. 

Ma cosa si intende esattamente per “economia reale”? In Azimut Direct, quando ci definiamo “il canale diretto dell’economia reale”, parliamo di piccole e medie imprese, e di supporto alla crescita attraverso strumenti di finanza alternativa.

Approfondiamo dunque differenze, relazioni e cause di disallineamento tra mondo economia reale e mondo economia finanziaria, per poi evidenziare il valore aggiunto generato dal sostegno all’economia reale.

 

Economia reale: la definizione

Economia finanziaria: la definizione

Legami e differenze tra economia reale e finanziaria

Il disallineamento tra economia reale e prezzi di mercato

Perché investire in economia reale

Cosa può fare Azimut Direct per l'economia reale

 

Economia reale: definizione

Per economia reale si intende quella parte dell'economia collegata alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi. L’economia reale comprende dunque le imprese, le merci da esse prodotti, i terreni, gli immobili e tutti gli altri beni connessi alla produzione nonché i fornitori di servizi. All’interno dell’economia reale, le imprese ricercano risorse per effettuare i propri investimenti produttivi in attrezzature, tecnologie e risorse umane.

 

Economia finanziaria. definizione

L’economia finanziaria è l’ambito economico che comprende i mercati finanziari e tutti gli strumenti negoziati negli stessi, come ad esempio le azioni, le obbligazioni, i titoli di Stato, gli strumenti di liquidità, gli OICR e i derivati. All’interno dei mercati finanziari, gli investitori ricercano opportunità per ottenere un rendimento. 

 

Legami e differenze tra economia reale e finanziaria

Queste due diverse realtà sono legate in modo concreto: i mercati finanziari forniscono all’economia reale risorse che verranno utilizzate per gli investimenti in attività commerciali e/o di produzione di beni e servizi. Queste risorse torneranno poi nell’economia finanziaria in un secondo momento, attraverso la restituzione del capitale prestato e il pagamento degli interessi. 

Entrambe le controparti beneficiano di questa relazione: l’economia reale ottiene il supporto necessario alla creazione di valore e di innovazione, mentre la finanza ottiene il rendimento cercato, costituito appunto dagli interessi sui prestiti erogati.

 

Il disallineamento tra economia reale e prezzi di mercato

In questi ultimi anni il disallineamento tra il valore dell’economia reale e i prezzi degli strumenti quotati sui mercati finanziari si è progressivamente allargato, per motivi tanto intrinsechi quanto legati a elementi esterni. 

Pesa innanzitutto il diverso modo in cui le due realtà stabiliscono il valore delle proprie grandezze di riferimento. Gli indicatori relativi dell’economia reale fanno riferimento a eventi realizzati, e si basano su beni e servizi materiali e immateriali prodotti – pensiamo al fatturato di una impresa, o al Pil, misurati su base annua o semestrale, ad esempio. 

I prezzi degli strumenti finanziari, invece, incorporano al proprio interno le aspettative future degli operatori: sui mercati azionari si acquistano infatti titoli nella convinzione che il loro prezzo futuro possa salire o, viceversa, si vendono i titoli di cui ci si aspetta un calo del prezzo, senza considerare poi la possibilità di utilizzare strumenti derivati, come ad esempio le opzioni. 

Il disallineamento nasce proprio a causa di queste aspettative, a volte eccessive rispetto agli effettivi valori sottostanti - i cosiddetti “fondamentali”, che in ultima analisi corrispondono ai valori effettivi dell’economia reale. 

Il "Buffet Indicator"

Un indicatore molto utilizzato per verificare l’eventuale disallineamento tra prezzo azionario e fondamentali, ovvero tra economa finanziaria ed economia reale, è il cosiddetto “Buffett Indicator”, ideato nel 2001 da Warren Buffett. Il Buffett Indicator rapporta la capitalizzazione del mercato finanziario (per gli USA, questo valore è dato dal Wilshire5000 Total Market Index, indice del valore di tutte le azioni quotate sul mercato americano) con il PIL, indicatore per eccellenza dell’economia reale. Il Buffett Indicator ha toccato il suo massimo storico nel novembre 2021, con un valore pari a 215%, valore che suggerisce la necessità di un ritorno a investimenti meno speculativi e più concreti, a sostegno della crescita delle imprese, l’unica componente in gradi di generare un effettivo valore di lungo periodo. 

Il ruolo della BCE

Un’altra causa di disallineamento tra economia reale ed economia finanziaria è legata agli interventi della Banca Centrale Europea (BCE) a sostegno della liquidità del sistema. Tassi artificialmente bassi e programmi di acquisto titoli (il cosiddetto quantitative easing) contribuiscono sì ad alimentare la crescita, ma determinano allo stesso tempo problemi di stabilità. Di fatto si tratta di ricchezza artificiale che spinge gli impieghi verso titoli più rischiosi, aumentandone prezzo e volatilità. Anche in questo caso, ideale è veicolare parte della liquidità in eccesso verso l’economa reale. 

 

Perché investire nell'economia reale

In termini pratici, parlare di economia reale significa parlare si PMI non quotate. Investire in PMI non quotate significa supportarne in maniera sostanziale il percorso di crescita, permettendo loro di accedere a finanza di medio-lungo termine senza passare dal canale bancario tradizionale. Considerato poi che le PMI rappresentano il vero motore dell’economia italiana, un investimento in queste realtà contribuisce concretamente allo sviluppo economico dell’intero Paese e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Il non essere quotate rende tuttavia queste imprese meno trasparenti al mercato. L’investimento in economia reale è dunque tipicamente riservato agli operatori istituzionali (in primis fondi di investimento, ma anche fondi pensione, assicurazioni, banche). Si tratta di investitori “pazienti” che operano su un orizzonte temporale di medio/lungo termine, e per questo particolarmente indicati a sostenere i percorsi di crescita delle PMI italiane. 

Al momento l’investimento degli operatori istituzionali in economia reale è ancora limitato. Basti pensare che in Italia il risparmio privato professionalmente gestito, tra fondi pensione, assicurazioni, fondi comuni di investimento e gestioni patrimoniali, supera abbondantemente i 3.000 miliardi di euro. Di questi il 10% potrebbe essere veicolato verso l’economia reale grazie a operatori fintech di finanza alternativa, in maniera rapida ed efficiente. Parliamo, a conti fatti, di una cifra superiore al PNRR. 

Da questo punto di vista, Azimut è partito in anticipo ed è oggi all’avanguardia. A novembre 2021 la raccolta sui private markets (come vengono definiti in gergo i segmenti di mercato dedicati all’economia reale) ha raggiunto l’8% del totale patrimonio gestito del Gruppo, “realizzata attraverso soluzioni che forniscono una strategia di diversificazione decorellata dai mercati tradizionali e un elemento futuro di maggior rendimento a beneficio dei portafogli complessivi dei clienti”, come si può leggere sul relativo comunicato stampa

Negli ultimi anni poi, grazie alla spinta innovativa impressa da Azimut e seguita poi da altri operatori e fondi specializzati si è assistito alla progressiva democratizzazione dei private markets. Anche in questo caso Azimut è in prima linea, attraverso Eltif e fondi con soglie di investimento di anche soli 5.000 euro. Lo fotografa la tabella pubblicata da Milano Finanza dell’11 dicembre all’interno dell’articolo sui “veicoli democratici” e lo testimoniano i quasi 25mila clienti che hanno in portafoglio prodotti di economia reale.

 

Cosa può fare Azimut Direct per l'economia reale

Le PMI, spesso, non sono adeguatamente comprese e assistite dal sistema creditizio tradizionale. Allo stesso tempo, è per loro estremamente difficile riuscire accedere individualmente al mercato dei capitali. 

Azimut Direct ha l’obbiettivo di colmare questo gap, e supportare la crescita delle PMI italiane attraverso un’azione congiunta di consulenza, strutturazione e collocamento di strumenti di finanza alternativa presso investitori professionali.