Il settore del Fintech in Italia

Analisi
6 minuti
12.05.2020

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Oggi si sente spesso parlare di fintech per descrivere, in termini generali, i diversi ambiti del settore finanziario che usano la tecnologia per rendere il sistema più efficiente. Ma cosa significa esattamente il termine “fintech”?

Cosa è il fintech?

Partiamo dal principio. “Fintech” è l’acronimo di financial technology, ed è un fenomeno che da 10 anni a questa parte sta trasformando il modo in cui l’industria finanziaria opera, collabora e si relaziona i clienti, gli altri settori e le istituzioni. La definizione di fintech di Banca d’Italia è piuttosto precisa a riguardo: “innovazione finanziaria resa possibile dall’innovazione tecnologica, che può concretizzarsi in nuovi modelli di business, processi o prodotti, producendo un effetto determinante sui mercati finanziari, sulle istituzioni, o sull’offerta di servizi”.

Questo processo di innovazione interviene in tutti gli ambiti dell’intermediazione bancaria e finanziaria, e ha come comune denominatore la progressiva digitalizzazione dei servizi: dal credito ai pagamenti, dalle valute virtuali ai servizi di consulenza e di investimento, dalle tecnologie di validazione decentrata delle transazioni ai servizi di supporto all’erogazione di servizi, comprese le applicazioni in ambito assicurativo e di regolamentazione.

Volendo operare una categorizzazione più rigorosa, all’interno del fintech possiamo distinguere tra:

  • Servizi di pagamento & Challenger banks
  • Crowdfunding
  • Lending
  • Money management
  • Wealth & Asset management
  • Capital markets & Trading
  • Insurtech
  • Regtech
  • Blockchain & Criptocurrecies

Di fatto, grazie al fintech, molte delle operazioni che prima potevano essere svolte solo in presenza fisica ora possono essere gestite direttamente da pc o smartphone, al punto che anche grandi player della new economy come Amazon, Google, Apple e Facebook stanno sfruttando le nuove opportunità offerte dal fintech sviluppando i propri servizi di pagamento e di banking on line.

I numeri del fintech in italia

Secondo gli ultimi dati pubblicati da CB Insight, nel 2019 il fintech ha raccolto a livello globale circa $ 35Mld di venture capital distribuiti su 1.913 operazioni. Numeri di tutto rispetto, se si pensa che solo 5 anni fa il dato complessivo mondiale non arrivava a $ 9Mld di investimenti. Anche nei principali mercati europei il valore delle transazioni sta iniziando a registrare cifre significative, sebbene i numeri di Stati Uniti e Cina siano ancora lontani.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il panorama del fintech è popolato da luci ed ombre. Secondo gli ultimi dati pubblicati nel report PwC “Fintech 2020 in Italia” a fine 2019 si contano 278 società Fintech (49 in più rispetto a quelle esaminate nell’edizione precedente), attive su più di 50 segmenti di business. Il fatturato 2018 è pari a 373 EUR milioni, +40% rispetto all’anno precedente ma ancora fortemente concentrato: in Italia, appena 20 società fanno più dell’80% del valore complessivo. Crescita superiore alla media per quanto riguarda insurtech, money management, capital markets & trading e servizi di pagamento. Con circa EUR 130M di fatturato complessivo, i pagamenti sono anche il settore con maggior peso sul totale, seguito dal lending (poco più di EUR 120M).

Il problema principale per le fintech italiane resta però quello di crescere di dimensioni. Più del 70% delle imprese ha meno di 10 dipendenti, e delle 113 fintech fondate a Milano tra il 2017 e il 2018 solo il 5% conta più di 50 dipendenti. Tra le cause, una regolamentazione non ancora così amica (basti pensare che solo a inizio 2020 è stata avviata dal MEF una consultazione pubblica per una fintech sandbox), difficoltà di trovare personale qualificato in ambito digital e difficoltà di accesso al capitale. In merito al funding, PwC indica infatti appena EUR 154M raccolti nel 2019, con un calo del 23% rispetto al 2018. Per avere un termine di paragone, in Gran Bretagna gli investimenti sono passati da 25,4 a 48 miliardi di sterline, mentre la crescita media a livello europeo è di poco superiore al 70%.

Le sfide attuali

Il fintech italiano, seppur con ritardo, si muove in sintonia ai trend globali. Il report PwC prima citato sottolinea come, superata la fase 1 di competizione, si sia avviata la fase di 2 di discussione e si stiano ponendo le basi per la fase 3, di partnership, che paradossalmente potrebbe ricevere una forte spinta proprio “grazie” all’emergenza Covid-19.

Le ultime stime Cerved parlano di una perdita di fatturato per le imprese nel 2020 che varia da circa 350 miliardi in uno scenario soft a quasi 500 in uno scenario hard, mentre Banca d’Italia stima per le imprese un fabbisogno aggiuntivo di liquidità tra marzo e luglio di EUR 50Mld. Le misure messe in campo dal Governo sono consistenti, ma l’accesso ai crediti garantiti da Mediocredito Centrale e da Sace richiede piena efficacia nei meccanismi di trasmissione.

Tre elementi chiave evidenziano perché il fintech può fornire oggi soluzioni che possono garantire un supporto efficace ed efficiente:

  • Velocità
  • Specializzazione
  • Fare rete

Velocità

La velocità è il “tema” per eccellenza, ed è legata a processi ed iter di delibera snelli, ma non per questo meno rigorosi su compliance e valutazione del merito creditizio. Parliamo di soggetti vigilati dalla Consob o dall’ESMA, che sfruttano l’intelligenza artificiale per trasformare grandi molti di dati in indicatori sintetici di rischio, e che traggono vantaggio ulteriore da un’organizzazione del lavoro agile. I dati forniti da ItaliaFintech, associazione che raggruppa i principali player fintech attivi sul mercato italiano, indicano, per il 2019, EUR 1,2Mld di finanziamenti erogati, un volume di transazioni superiore a EUR 20Mld, ma soprattutto un tempo medio di erogazione di 48-72 ore.

Specializzazione

Al contrario del tradizionale modello di “banca universale”, le imprese fintech offrono generalmente 1 o 2 prodotti o servizi. Questa elevata specializzazione, alla velocità, facilita il dialogo con la clientela e permette di andare direttamente alla soluzione.

Fare rete

Le Fintech sono naturalmente programmate per fare rete: nascono per collegarsi con il sistema o addirittura per integrarsi con strutture fisiche pre-esistenti, lavorano con le banche, lavorano tra di loro e dialogano direttamente con i clienti e investitori. In questo momento c’è urgenza di erogare liquidità in tempi molto rapidi: le imprese fintech stanno già collaborando fra loro e sono pronte a collaborare con il sistema bancario per aiutare le imprese ad accedere ai finanziamenti, alle garanzie pubbliche o ai pagamenti delle amministrazioni. Non solo: il fintech offre l’opportunità di attivare e far arrivare alle imprese anche la parte di ricchezza privata allocata presso gli investitori istituzionali.

L'evoluzione del settore

Fare rete oggi è una necessità. Si tratta però di una tattica di breve o piuttosto di una strategia di lungo periodo?

Le fintech stanno guadagnando sempre maggiore rilievo nazionale e internazionale, grazie ad un vantaggio competitivo fondato su elevate competenze tecnologiche e modelli operativi innovativi e semplici. Tuttavia, una sempre maggiore collaborazione e convergenza con gli operatori tradizionali è inevitabile. L’evoluzione dell’intero settore dei servizi finanziari dipenderà infatti dalla capacità di banche e assicurazioni di adattare i propri modelli di business e di servizio ai cambiamenti ai cambiamenti in atto.